Lo scandalo Watergate

By Marion S. Trikosko or Thomas J. O'Halloran, photographer
File:Impeach Nixon.tif, Public Domain,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24953906
Quarantacinque anni fa, il 17 giugno del 1972, iniziò uno dei più grandi scandali del dopoguerra negli USA, tanto grande da portare alle dimissioni del presidente in carica, Richard Nixon. Fondamentale fu il ruolo della stampa nella vicenda, in qualunque modo la si voglia leggere: se oggi "Watergate" e il suffisso -gate è divenuto a livello mondiale un termine di senso compiuto  sé stante, per indicare appunto una situazione scandalosa in cui è coinvolto il potere, è merito dell'attenzione che la stampa statunitense prima e quella europea di riflesso poi riversarono sulla vicenda. Furono due anni ricchi di colpi di scena, che iniziarono in modo quasi ridicolo, a pensarci adesso.

Eravamo nel contesto della guerra al Vietnam e del "pericolo rosso", in cui comunisti e socialisti erano visti come nemici o quantomeno come sospetti. Il Partito Repubblicano, del quale Nixon faceva parte, a pochi giorni dall'apertura della campagna elettorale, era dato in testa ai sondaggi, anche se si faceva sentire molto forte la contestazione per la guerra vietnamita, che dopo la presidenza Kennedy, con Johnson prima e Nixon poi, era arrivata al suo culmine.




Era stata creata una apposita sezione dei servizi segreti, in cui erano coinvolti membri autorevoli di FBI e CIA, dedicata al controspionaggio, detta COINTELPRO, attiva già dalla presidenza Hoover, dal 1956 al 1971. Pare che questa sezione segreta avesse il compito di infiltrarsi ed agire nei movimenti considerati "sovversivi", come appunto il partito comunista, quello socialista (partito che era completamente riconosciuto come legittimo all'epoca in USA), i movimenti di diritti dei neri, i movimenti contro la guerra, il Ku-Klux-Clan, perfino il movimento degli indiani... Anche alcune personalità del mondo dello spettacolo furono tenute sotto controllo. A questa sezione speciale venneroo attribuiti anche atti violenti, come l'assassinio di un leader del gruppo delle Pantere Nere, che combatteva per i diritti delle persone di colore.
Nel 1971 l'esistenza di questa "commissione" venne alla ribalta grazie alla sottrazione di alcuni documenti, ma non parve generare molto scandalo e fu solo con il Watergate, quando cioè gli atti di spionaggio non si limitarono più a colpire quelli che venivano visti come "estremisti nemici della patria", ma si rivolsero contro l'avversario politico, il Partito Democratico, che la stampa si mosse e l'opinione pubblica finì per spingere all'impeachment e alle dimissioni del presidente.

Il Watergate Complex nel 2009 - By David from Washington, DC - Key Bridge Marriott, CC BY 2.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38252221


Il complesso Watergate altro non era se non la sede degli uffici per la campagna elettorale del Partito Democratico a Washington, dove fu scoperto l'intrigo. Parlavo di ridicolo: il gruppo di agenti segreti che stava spiando le conversazioni dentro gli uffici fu scoperto nottetempo da una guardia della sicurezza, che si accorse di una porta tenuta accostata da un nastro adesivo. All'interno della stanza c'erano cinque uomini, facenti parte di quella che venne chiamata "Plumber Unit", squadra idraulica, che avevano piazzato delle microspie e che (errore imperdonabile) erano per di più tornati sul luogo del delitto per recuperare delle apparecchiature. Furono denunciati per effrazione e intercettazioni illegali, si dichiararono anticomunisti e furono condannati qualche mese dopo. Pare che vittima delle intercettazioni fosse il democratico Larry O'Brien, politico strettamente legato a un miliardario americano di nome Howard Hughes (tra l'altro il protagonista del film "The Aviator", interpretato da Leonardo Di Caprio).
In alcuni appunti di uno degli arrestati, fu trovato un riferimento ad alcuni membri del comitato per la rielezione di Nixon.

A questo punto, intervenne la stampa: il New York Times iniziò a seguire la vicenda, e poco dopo il Washington Post, con i due famosi giornalisti Carl Bernstein e Bob Woodward, iniziò a pubblicare documenti scottanti, provenienti da fonti molto vicine al governo, e a loro consegnati da una fonte che non vollero rivelare (la cosiddetta Gola Profonda, che solo nel 2005 si apprese essere l'allora numero due dell' FBI, W. M. Felt). Questi documenti, noti come Pentagon Papers, carte del Pentagono, suscitarono vasto clamore, rivelavano il cosiddetto "libro nero di Nixon", cioè i nomi dei cittadini sospettati come sovversivi e tenuti quindi d'occhio dalle unità speciali.
Nixon a novembre fu rieletto presidente, ma l'inchiesta giornalistica, di pari passo a quella giudiziaria, iniziava a creare sdegno nella popolazione e metteva in forte crisi la nuova presidenza.
Subito dopo la rielezione almeno tre uomini vicini al presidente dovettero dimettersi per sospetti legami con il caso Watergate, e nel maggio 1973 si aprì la Commissione di Inchiesta del Senato, che si sarebbe chiusa nel giugno 1974. Già a giugno fu fatto il nome del presidente, che ostacolò la giustizia prima negando di avere nastri registrati delle conversazioni dello Studio Ovale; poi, quando un suo dipendente confessò che i nastri esistevano, rifiutò di consegnarli, e fece avere soltanto le trascrizioni, con evidenti cancellazioni attribuiti a un errore di una segretaria (l'accaduto fu replicato in commissione e pare che fu trovato estremamente istruttivo, in quanto la segretaria, per cancellare il nastro, avrebbe dovuto mantenere una posizione piuttosto assurda; l'episodio è passato alla storia come "Rose Mary Stretch", lo stiramento di Rose Mary, dal nome della disgraziata dipendente).
A questo si aggiunse anche lo scandalo finanziario, perché le azioni di spionaggio furono finanziate tramite il denaro della campagna elettorale, cioè i soldi dei contribuenti del partito.
Nel 1974, alla fine della Commissione d'inchiesta, le cui sedute erano state trasmesse dalle principali reti televisive, il Senato intimò a Nixon la consegna dei nastri originali e iniziò la procedura per l'impeachment (messa in stato d'accusa del titolare di alte cariche statali, che ne comporta la destituzione). Nixon non attese di essere cacciato e rassegnò le dimissioni il 9 agosto 1974, dopo aver negato, lottato, licenziato i collaboratori che non condividevano le sue posizioni estreme, ed essersi inimicato un po' tutti, anche i suoi più forti sostenitori.
Gli succedette il suo vice, Gerald Ford, che dopo un mese gli concesse la grazia per ogni evento giudiziario conseguente.

By Kenneth Lu from San Francisco, CA - Actual file cabinet from the Watergate Hotel!Uploaded by SunOfErat,
CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30433939

Nella vicenda intera fu quindi fondamentale il ruolo dei media, soprattutto della carta stampata e del giornalismo d'inchiesta. Bernstein e Woodward sono passati alla storia come i veri eroi del caso Watergate, e il Washington Post con loro. Una informazione realmente indipendente che non guarda in faccia nessuno, e una tv che informa la gente di quanto succede ai piani alti, nel bene e nel male.

Una voce si è alzata sempre fuori dal coro per sottolineare come, anche in questa vicenda, i media non siano stati realmente indipendenti ma si siano asserviti ad altri poteri. E' quella di Noam Chomsky, grande personalità culturale statunitense, anarchico, il quale ha scritto che "il Watergate non fu che un pretesto". Chomsky sostiene infatti che la contemporanea pubblicazione delle carte sul già citato COINTELPRO fu passata praticamente sotto silenzio da tutti, pur essendo una vicenda molto più grave, che riguardava l'indipendenza di molti movimenti e di molte personalità e che si sospetta abbia agito in modo violento contro quelli che erano considerati "dissidenti". Chomsky sostiene che Nixon era divenuto inviso al potere reale, e che il suo maldestro tentativo di estendere i metodi del COINTELPRO al Partito Democratico fu l'errore che lo rovinò, perché andò a toccare interessi potenti (vedi il già citato Howard Hughes, ma non solo lui, molte altre importati personalità erano coinvolte con i democratici piuttosto che con i repubblicani), mentre dei movimenti libertari repressi non interessava a nessuno. Chomsky ne deduce che in realtà la stampa non è affatto libera ma che gli viene dato in pasto di volta in volta dal potere che la controlla ciò che si vuole venga fatto emergere, insomma: una stampa pilotata, anche in questo caso.

Di Duncan Rawlinson - http://flickr.com/photos/thelastminute/97182354/in/set-72057594061270615/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1194102


Non sono una persona che cede facilmente alle idee di complottismo. Ritengo quindi che la posizione di Chomsky sia interessante ma non completamente oggettiva. Certo è che Nixon fu fermato solo quando andò a mettere le mani su un potere consolidato che poteva reagire ed abbatterlo. Su questo, trovo la posizione di Chomsky sinistramente vera: solo chi è in una posizione inattaccabile riesce a ben difendersi dalle insidie del potere, molto meno riescono i cittadini qualunque. Ma il Watergate alla fine risultò anche a vantaggio dei cittadini, favorendo un cambio della guardia che altrimenti non si sarebbe verificato.

In ogni caso, il Watergate resta una pietra miliare della storia contemporanea sia per quanto riguarda la politica USA che il ruolo del giornalismo, che ne uscì rafforzato, perlomeno fino a quando non ha avuto luogo il sorpasso della rete internet e il crollo della credibilità generale dell'informazione che caratterizza purtroppo l'epoca attuale, in cui è sempre più difficile stabilire quali fonti siano attendibili e quali no.


Link correlati:

- Trovate tante pellicole sul caso Watergate, ma la migliore resta sempre e comunque la prima: "Tutti gli uomini del Presidente", regia di Alan J. Pakula, con Dustin Hoffman-Carl Bernstein e Robert Redford-Bob Woodward, girato nel 1976. Si sofferma più sul lavoro giornalistico d'inchiesta che sulla vicenda giudiziaria in sé e certo ha contribuito alla fama del giornalismo di inchiesta moderno. Esiste anche il libro, scritto dai due giornalisti stessi.

- Qui trovate una chicca: è riportato in copia, parola per parola, l'articolo originale uscito sul Washington Post il 18 giugno del 1972 in cui si racconta l'inizio di tutto: l'arresto dei cinque "idraulici" che porterà allo scoppiare dello scandalo.

- Se volete approfondire il punto di vista di Noam Chomsky su questo argomento (la sua produzione è enorme e certo non si esaurisce in un titolo) consiglio il testo "Capire il Potere". C'è anche il sito https://chomsky.info/ per gli anglofoni o simpatizzanti tali.

- Infine, questa è la puntata dedicata al Watergate del programma "La Storia siamo noi".

Commenti

  1. Clamoroso ed eclatante perchè fu il primo a cui si arrivò alla fine con le dimissioni del Presidente, ma ora sembriamo anestetizzati a tutto.Anche alla ultima "non elezione" di H. Clinton.

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  2. Era un'epoca di crescita e di speranza, oggi è un momento di recessione e di paura. Credo che questo influenzi molto anche la reazione della gente. Che oltretutto si fa influenzare spesso da notizie non proprio attendibili. La Clinton è stata tartassata, non l'hanno votata perché la si diceva guerrafondaia, come se Trump non lo fosse. Semplicemente, oltre ai servizi segreti russi, in questa non elezione io vedo anche una sconfitta del buon senso di tanti americani e di tanti occidentali tout court... Insomma, bisogna anche essere capaci di essere imbrogliati... :)

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