L'analisi delle fonti

Papiro egiziano By SenemmTSR - Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11317585


Oggi, invece che a un avvenimento in particolare, vorrei dedicare questo piccolo spazio a un argomento importantissimo non solo per la storia e lo studio del passato, ma anche per il presente della società dell'informazione.

Parleremo infatti dell'analisi delle fonti storiche. Che può facilmente essere un metodo applicato anche a molte fonti scritte contemporanee.

Prima di tutto, chiariamo cosa sono le fonti. Potremmo paragonarle agli informatori della polizia dei programmi polizieschi, alle testimonianze da cui attingono i giornalisti. Una fonte è qualsiasi cosa ci possa dare informazioni su un argomento. Le fonti storiche in particolare ci danno informazioni sugli eventi passati.

Quali possono essere queste fonti? Dipende molto dal periodo a cui siamo interessati. Se vogliamo studiare il lontano passato, saranno fondamentali i reperti archeologici. Mentre per l'epoca moderna sono molto importanti le opere scritte, o le foto, i documentari, ecc. Attraverso di esse si riesce a ricostruire il tipo di vita condotto in una determinata epoca, lo status economico e culturale di chi scrive, possiamo trovare annotati avvenimenti più o meno importanti e possiamo conoscere le idee diffuse in determinati periodi.



Le fonti sono generalmente divise in quattro tipi.

Fonti scritte: sono di solito quelle più importanti, si tratti di tavolette antiche, papiri, opere letterarie, saggi, romanzi, racconti, diari, lettere, poesie...

Fonti orali: i racconti diretti di chi era presente, le fiabe, i miti, le filastrocche, le canzoni...

Fonti mute: sono tutti i reperti archeologici di un'epoca, come fossili, scheletri, vasi, gioielli, oggettistica in generale. Non "parlano" direttamente ma significano molto, e per le epoche più antiche sono a volte l'unico mezzo per studiare il passato.

Fonti iconografiche: sono le immagini, quindi dai moderni filmati e foto, ai quadri, gli affreschi, i ritratti. Importantissimi in quanto nell'epoca in cui la stragrande maggioranza delle persone non sapeva scrivere, spesso erano un mezzo anche didattico. Molti grandi affreschi delle chiese medievali erano stati commissionati per insegnare al popolo episodi importanti della Sacra Scrittura, e in molte opere si trova ritratto il potente di turno.


Scavi di Pompei By Samp1946 at Italian Wikipedia - Transferred from it.wikipedia to Commons.,
Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45719245



Ci possono essere fonti primarie (che derivano direttamente dal periodo storico interessato) o secondarie (interpretazioni o rivisitazioni successive, che ci danno informazioni anche sull'epoca precedente ma "di seconda mano").

Ed infine, ci sono fonti volontarie e involontarie. Questa distinzione è importantissima. Le fonti involontarie infatti non volevano essere fonti. Sono tutti quegli scritti, oggetti, immagini che ci sono arrivati ma non avevano lo scopo di tramandare qualcosa ai posteri. Mentre le fonti volontarie sono tutte quelle opere che sono state scritte o fabbricate precisamente per arrivare a "parlare" anche a chi sarebbe venuto dopo, e che in molti casi portano con sé un messaggio ben preciso, della cui validità lo storico si deve accertare. E' molto più probabile che la nota scritta di un banchiere del '500 sia più "vera" di un volantino politico della Rivoluzione Francese.

Di fronte a questa massa di informazioni, il compito dello storico è di discernere. La storia infatti tende a voler essere una materia scientifica, anche se non lo può essere mai del tutto, visto che è comunque una ricostruzione umana. Non può esserci una legge di numeri incontestabile e ci sono diversità di interpretazione. Ma il fine della ricerca storica è la massima precisione ed oggettività possibile.
Ne consegue che l'analisi delle fonti è di una importanza capitale per ricostruire non solo i fatti nudi e crudi, ma anche le idee che circolavano in un certo periodo, la salute e la prosperità di una città o di una nazione, e soprattutto indagare le cause che furono alla base di certi avvenimenti.

Come procedere per analizzare una fonte e trarne informazioni preziose? Il lavoro principale è quello fatto sull'affidabilità. In particolar modo per le fonti scritte e iconografiche, che si presume vogliano in qualche modo far passare un messaggio preciso, lo storico (ma oserei dire qualsiasi persona che voglia rendersi conto della bontà di una fonte di informazione) deve porsi la domanda seguente: è affidabile?

Per verificare l'affidabilità di una fonte scritta, la prima cosa da fare è verificare l'autore. Chi è e in che periodo storico è vissuto? Che vita conduce o ha condotto? Quali sono le sue idee? E' religioso, o impegnato in politica? Può avere avuto delle credenze che lo abbiano portato a travisare? Può avere avuto degli interessi a far passare un messaggio non vero? Se sì, quali?

Solo dopo aver ben indagato chi è l'autore possiamo andare a scoprirne oggettivamente l'opera. E scopriremo che sarà difficile trovare la vera descrizione della vita di Maria Antonietta d'Austria da un libello di rivoluzionari, in cui viene addirittura, poco prima del processo e della morte, accusata di avere rapporti incestuosi con il figlio. Accuse infamanti che erano totalmente false, ma che servivano per fare impressione sul popolino.
Oppure, passando in campo letterario, noi oggi interpretiamo la Recherche di un Proust ben sapendo che lui era omosessuale, ma quando era in vita ben pochi conoscevano questo suo aspetto, per cui interpretavano la sua descrizione dell'omosessualità in modo completamente diverso da come facciamo oggi (per i contemporanei il personaggio di Albertine era una condanna del vizio, mentre oggi siamo più portati a leggere in lei le sensazioni e le gelosie provate dall'autore stesso).
Sarà difficile, a parte poche personalità illuminate, trovare un chierico che critica la propria chiesa. O un politico che critica il proprio partito. O un possidente che si dichiara a favore di una tassa patrimoniale.
Per questo è importante la distinzione tra fonti volontarie e involontarie. Le prime ci veicolano un messaggio che non per forza è vero; l'interesse dell'autore potrebbe essere di farcelo apparire vero.

In secondo luogo, una volta analizzati autore ed opera, si deve collocarli nel proprio momento storico e confrontarli con altre fonti, magari già valutate come affidabili. In tal caso, l'autore in questa opera rafforza un quadro che altre fonti avevano già delineato, o se ne differenzia? Se se ne allontana, perché? Perché fa parte di un altro ceto sociale, perché si affida a credenze meno diffuse, o perché magari è uno dei pochi ad averci visto giusto, perché magari seguiva da vicino un esercito, una spedizione, un governo? Ovviamente la maggioranza delle fonti andrà in una determinata direzione, e magari è quella giusta. Ma capita anche che per scoperte successive le fonti maggioritarie vengano messe in discussione (per esempio, adesso sappiamo bene a che cosa fosse dovuta l'eruzione di Pompei del 79 d.C., ma all'epoca la spiegazione soprannaturale era la più ovvia).

Lo stesso lavoro minuzioso e certosino viene fatto anche sui reperti archeologici e sulle immagini a noi giunte. E' noto grazie alle analisi iconografiche come certi dipinti fossero di dimensioni colossali per far sentire piccolo chi osservava, e questa accortezza viene utilizzata anche oggi per valorizzare certi personaggi a scapito di altri nelle foto pubbliche.

La catalogazione e lo studio di questa mole di dati è un lavoro che può diventare, in presenza di numerose fonti, duro e difficile. Se mi passate il paragone, lo storico diviene una sorta di detective delle epoche passate. Per questo la storia contemporanea può essere particolarmente impegnativa, anche perché è difficile fare resoconti oggettivi su realtà a noi ancora vicine e che suscitano quindi anche un certo grado di coinvolgimento che può falsare l'interpretazione.

In conclusione, vi ho voluto proporre questa riflessione perché oggi, nella società del web, delle news e delle immagini, rimangono ancora poche le persone che riescono a barcamenarsi tra una infinità di informazioni che bombardano a ritmo continuo (nella nostra epoca si è aggiunta anche la pubblicità, che è una fonte corrotta per principio, non essendo mai veritiera di per sé, ma mirata unicamente a mostrare solo i lati positivi del prodotto o comunque a far parlare di esso).
Distinguere un messaggio vero da uno falso richiede uno sforzo supplementare, anche perché dopo il crollo delle principali ideologie politiche e religiose l'uomo di oggi è rimasto per così dire senza autorità verificate a cui credere. Da una parte ciò ha significato un miglioramento, perché il pensare con la propria testa è sempre segno di libertà. Ma dall'altra oggi mancano figure autorevoli e di rilievo a cui fare riferimento, e viviamo in una contestazione crescente di qualsivoglia messaggio, in una divisione della società in piccoli gruppi spesso estremisti che si contestano l'un l'altro (pensiamo ai pro e contro i vaccini, per fare un esempio. Solo poche decine di anni fa, nessuno si sarebbe sognato di contestare la medicina ufficiale. Oppure pensiamo al peso che il cattolicesimo non ha più nella società, con una crescita esponenziale dell'anticlericalismo a fronte di in irrigidimento della chiesa sulle sue posizioni).

Una delle soluzioni potrebbe essere proporre una sorta di analisi delle fonti semplificata da applicare alle notizie che ci giungono.
L'analisi delle fonti spinge lo storico ad affinare il proprio senso critico, in quanto deve classificare, interpretare e ricostruire, per quanto possibile, senza che la propria personalità e le proprie opinioni possano diventare un ostacolo verso la verità. Una verità che non è mai assoluta e unica, ma che può essere in buona parte ricostruita in modo fedele.
Basterebbe porsi qualche domanda sull'autore e su cosa lo spinga a diffondere certe notizie, e soprattutto chiederci: "Cui prodest"? A chi giova, anche in termini di visibilità o semplicemente monetari? Non risolverebbe i problemi del mondo, ma potrebbe renderci più semplice discernere nel nostro piccolo le persone che vogliono far passare un determinato messaggio da chi invece si sforza di fare una cronaca fedele ai fatti, senza sovrainterpretazioni personali o di gruppo.



Link correlati:

- Se vi piacciono questi argomenti di filosofia della storia (può sembrare un gioco di parole, ma si chiama realmente così questa disciplina!), vi segnalo un ottimo libro, anche se un po' datato.
Si tratta de "La conoscenza storica" di H.I. Marrou, edito da Il Mulino. Marrou era uno storico francese specializzato in storia del cristianesimo antico, e in questo libro tenta di rispondere alle principali domande sul ruolo della storia come disciplina. A me piacque molto, quando lo lessi all'Università.


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