23 agosto 1944: eccidio del Padule di Fucecchio.

Di Alessandro Pagni http://www.flickr.com/photos/alessandropagni/ - opera propria,
CC BY-SA 3.0, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=2551656
Oggi è il settantaduesimo anniversario dell'eccidio del Padule, zona umida tra le province di Pistoia e Firenze, ancora oggi parco tutelato per l'interesse naturalistico ma purtroppo famoso a livello locale (più che nazionale) anche per la strage compiuta dai soldati tedeschi durante la ritirata.

La zona del Padule si trova a cavallo tra i comuni di Monsummano Terme (PT), Larciano (PT), Ponte Buggianese (PT), Cerreto Guidi (FI) e Fucecchio (FI).
Nel 1944 la zona era a pochi km dal fronte, che stazionava nei pressi del fiume Arno. I tedeschi tentarono di rallentare l'avanzata degli Alleati assestandosi lungo una linea fortificata che correva dall'alta Toscana fino a Pesaro, e attraversava l'Appennino e l'alta valle dell'Arno, appunto: la famosa Linea Gotica.





Le battaglie più feroci si svolgevano tra il fiume e le montagne, e la popolazione si trovava ad essere bersagliata sia dai rastrellamenti tedeschi che dai bombardamenti alleati. Il Padule divenne perciò un luogo di rifugio per molte persone, che cercavano di fuggire in zone non abitate e perciò ritenute meno appetibili da entrambi i fronti in lotta.

All'interno della popolazione di sfollati del Padule si formò una piccola brigata partigiana, di circa trenta elementi, capitanata dal prof. Benedetti e denominata "Silvano Fedi", in onore del partigiano e antifascista pistoiese morto nel luglio dello stesso anno in un'imboscata tedesca, a soli 24 anni.
Questo piccolo gruppo fu responsabile di alcuni attacchi alla Ventiseiesima Divisione Corazzata tedesca, senza grossi successi, peraltro. Pochi mesi prima il feldmaresciallo Kesselring aveva garantito l'impunità a qualsiasi soldato che avesse ecceduto nelle azioni di guerra contro i partigiani, stabilendo il principio di rappresaglia per cui a ogni attentato contro le forze tedesche sarebbero dovute seguire sanguinose rappresaglie sulla popolazione italiana. Ne scaturirono, come ben sappiamo, i vari eccidi che commemoriamo ogni anno, a partire dalle Fosse Ardeatine, alla morte di Salvo d'Acquisto, S. Anna di Stazzema, Marzabotto. Anche l'eccidio del Padule fu un crimine di guerra compiuto in base a queste tremende direttive, che miravano a mettere in crisi le brigate partigiane e a renderle invise ai civili.

Tra il 23 e il 24 agosto, in diverse zone del Padule, le truppe tedesche fecero uscire da case e rifugi tutta la popolazione civile che trovarono, compresi anziani, donne e bambini, aprendo il fuoco subito dopo.Ufficialmente la rappresaglia fu giustificata come mezzo per rispondere ad attacchi di una "grande" brigata partigiana che avrebbe avuto la sua base proprio all'interno della zona paludosa, e ammontante secondo fonti tedesche a più di duecento unità. In realtà, come detto, la brigata era alquanto piccola e aveva comunque realizzato piccoli sabotaggi, e nessun morto tra le file tedesche nelle settimane precedenti; le brigate partigiane più pericolose si trovavano infatti sulle colline e le montagne circostanti.
I cadaveri furono seppelliti in fosse comuni oppure, nei casi migliori, in casse improvvisate da parenti o vicini. La signora più anziana che fu trucidata aveva 92 anni, la più piccola appena 4 mesi.

Di Alessandro Pagni http://www.flickr.com/photos/alessandropagni/ - opera propria,
CC BY-SA 3.0, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=2551623

Nel dopoguerra, furono aperte due inchieste da parte alleata, una statunitense e una britannica, e fu proprio grazie a quest'ultima che fu istituito un processo che condannò i comandanti delle divisioni implicate (pene inferiori ai 6 anni) e anche il feldmaresciallo Kesselring, ritenuto l'ideatore e i responsabile morale se non diretto di tutte le principali stragi naziste sul territorio italiano. Inizialmente fu condannato a morte, poi la pena fu commutata in ergastolo, e per motivi di salute fu scarcerato nel 1952, per morire poi, senza mai pentirsi e senza rinnegare Adolf Hitler, nel 1960.

Nel 2002 l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi inaugurò il monumento di Castelmartini, nel comune di Larciano, che riporta l'elenco delle vittime con età e provenienza; è il monumento principale dedicato ai caduti del Padule, ma ogni frazione di ogni comune coinvolto ha i suoi cippi commemorativi a cui anche oggi sono state apposte corone da parte delle autorità.

Link correlati:

- Per chi vuole approfondire, il sito ufficiale dell'eccidio del Padule offre diverso materiale, tra cui una curata bibliografia.

- Per chi fosse interessato in particolare alla Resistenza Toscana può visitare www.resistenzatoscana.it.






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