Il Grande Scisma o Scisma d'Oriente (1054)

Il patriarca Fozio siede sul trono
Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=754445 

Il Grande Scisma o Scisma d'Oriente (così chiamato per differenziarlo dal Grande Scisma d'Occidente del XIV, quando la sede papale era in Francia nella città di Avignone; e che logicamente gli ortodossi invece classificano come Scisma Latino o Scisma d'Occidente) è la frattura che ha dato vita alla chiesa cristiana ortodossa (dal greco=giusta dottrina) in separazione dalla chiesa di Roma che si definisce unica chiesa cattolica (dal greco=universale).

Tradizionalmente lo scisma viene datato dal 1054, ma ebbe una premessa molto movimentata già 200 anni prima con il patriarcato di Fozio (patriarca di Costantinopoli a fasi alterne dal 857 all'886) e la definitiva separazione avvenne solo nel 1453, con l'invasione ottomana e il rifiuto della riconciliazione che era stata faticosamente concordata nel concilio di Firenze del 1439.
Come quasi tutti gli scismi religiosi europei, le discordie erano politiche più che strettamente religiose.




Per comprendere meglio la situazione, è necessario fare un passo indietro.
La religione cristiana, che era stata perseguitata dagli imperatori romani, fino a diventare invece culto accettato e poco dopo religione di stato alla fine del IV° secolo dopo Cristo, si basava a livello gerarchico sull'autorità del vescovo, che comandava le comunità della propria città. Solo il vescovo aveva obbligo di celibato, mentre i sacerdoti potevano sposarsi e avevano solo obbligo di astinenza prima di celebrare. A livello di impero, si distinsero ben presto cinque vescovi che per il prestigio personale e quello politico e religioso delle città che governavano. Questi vescovi furono chiamati patriarchi ed erano appunto a capo di un patriarcato. I cinque patriarcati preminenti furono definiti nel concilio di Calcedonia del 451: quattro in Oriente, Costantinopoli, Alessandria d'Egitto, Antiochia, Gerusalemme; e uno in Occidente, Roma. Piano piano, specie dopo il crollo dell'impero romano di Occidente e le invasioni barbariche, il patriarca di Roma cominciò ad assumere rilevanza anche politica, oltre che una preminenza onoraria in quanto patriarca della capitale dell'Impero. Nel periodo immediatamente dopo la dissoluzione dell'impero occidentale, fu l'unica autorità in Italia a poter trattare con i re barbari e a tutelare la popolazione circostante, politica che poi sfociò nella nascita dello Stato Pontificio, in seguito alla donazione di territori attorno a Roma fatta al papa dal re longobardo Liutprando, con la famosa Donazione di Sutri del 728, che pose l'inizio del potere temporale papale.
Stessa cosa accadde a Costantinopoli (odierna Istanbul) in quanto capitale dell'impero orientale, che accrebbe la sua importanza a discapito degli altri patriarcati, per motivazioni di prestigio politico più che religioso e per le iniziali invasioni islamiche che minacciarono prima e inglobarono poi quasi tutto l'Oriente. Le due sedi avevano un credo comune ma riti diversi: il greco ed il latino, che si differenziavano per usanze e rituali di celebrazione.

In particolare, la svolta si ebbe con il patriarcato di Fozio. Uomo di enorme cultura, a cui dobbiamo una importante opera di raccolta di opere di letteratura, la "Biblioteca", che ha permesso a testi fondamentali dell'epoca di arrivare fino ai nostri giorni, era anche esperto di diritto e soprattutto imparentato con la famiglia dell'imperatore. Nell'857, quando era ancora un laico, l'imperatrice Teodora, che reggeva il trono per il figlio ancora piccolo, futuro Michele III, lo fece consacrare vescovo e l'anno dopo lo nominò patriarca al posto di Ignazio, che fu deposto ed esiliato, reo a livello ufficiale di aver rifiutato la comunione allo zio dell'imperatore per essersi macchiato di condotta immorale; ma probabilmente fu rimosso per divergenze insanabili di altro tipo.

Ignazio allora chiese aiuto all'altra autorità della Chiesa, l'unica che poteva aiutarlo a recuperare il potere perduto: il papa. Niccolò I Magno nell'863 accolse le lamentele di Ignazio e dichiarò ingiusta la sua deposizione, scomunicando Fozio se non si fosse fatto da parte e pure i suoi ambasciatori.
Fozio e Michele III da parte loro risposero a loro volta con la scomunica (867), contestando inoltre
l'uso latino di aggiungere al Credo il Filioque (dal latino=e dal Figlio. Il Credo originario infatti prevedeva la dicitura:"Credo nello Spirito Santo...che procede dal Padre", perché la teologia diffusa in ambito greco vedeva il Cristo come leggermente inferiore al Padre, pur avendo natura divina; mentre in Occidente si riteneva la figura di Cristo equivalente, nella Trinità, a quella del Padre, e quindi si recitava, come oggi:"...che procede dal Padre e dal Figlio". Fu una differenza che prima di allora non aveva creato problemi di sorta, riducendosi ad essere una controversia, filosofico-religiosa, e che divenne invece un'arma per uno scontro tutto politico fra due città e fra due poteri temporali.
Anche il celibato dei sacerdoti fu contestato da Fozio: esso stava diventando obbligatorio in Occidente, per motivi economici e non solo (i vescovi nell'assenza di un governo centrale assunsero anche cariche politiche; in seguito, con lo sviluppo del sistema feudale, i benefici parrocchiali sarebbero divenuti ereditari se il chierico avesse avuto famiglia, e questo creava un problema enorme non solo per la perdita degli incassi da parte della Chiesa vescovile, ma anche per la possibilità che a un prete succedessero figli indegni di svolgere il ruolo ereditato dal padre, creando vere e proprie dinastie clericali indipendenti dal controllo episcopale). Soprattutto, Fozio contestò l'autorità di primate finora spettante al vescovo di Roma, che non aveva nessun diritto di immischiarsi nelle questioni interne costantinopolitane e a maggior ragione comandare sulla chiesa intera.

Fozio fu deposto due volte e una volta tornò al potere, insieme a lui cambiarono anche gli imperatori e i papi e il suo strappo fu per il momento ricucito. Il colpo definitivo all'unità fu dato due secoli dopo da Michele I Celulario, patriarca d'Oriente, che riprese a contestare l'autorità petrina con gli stessi argomenti di Fozio e contestando in aggiunta l'espansione del rito latino nella zona dei Balcani, che era ritenuta invece di competenza greca. Inoltre, mentre il papa aveva poteri anche politici, il patriarca orientale era strettamente legato all'imperatore bizantino, comportamento che ancora oggi distingue il credo ortodosso, molto nazionalista e legato al potere politico a volte in modo acritico, come purtroppo è emerso anche pochi decenni fa nei Balcani e in Russia.
Nel 1054 ci fu la scomunica reciproca tra i rappresentanti di papa Leone IX e il patriarca Michele e si ebbe di fatto al separazione tra due chiese, con riti e usanze ormai diverse, che però avevano ed hanno ancora in comune le basi della fede in Cristo.
Nel 1204 addirittura i crociati occidentali saccheggiarono Costantinopoli, a dimostrazione di un dissidio ormai irrecuperabile.

Ci furono due tentativi di ricomposizione della frattura: nel 1274 al Concilio di Lione il papa e l'imperatore, nonché i notabili presenti, firmarono per una sostanziale resa al primato di Roma, ma una volta terminato il concilio la base del clero ortodosso e i fedeli si opposero duramente e alla morte dell'imperatore Michele VIII, che aveva imposto l'accordo con la forza, il figlio Andronico immediatamente sconfessò l'operato del padre.
Il secondo tentativo, quello forse che più viene rimpianto da chi ha a cuor l'unità dei cristiani, avvenne nel 1439, con un concilio iniziato a Basilea, poi trasferito a Ferrara e infine conclusosi a Firenze,e  noto appunto come concilio di Firenze, in cui la discussione tra i legati fu approfondita e non imposta in assoluto, e in cui si raggiunse un accordo solenne che sanciva usi diversi ma medesima fede e si lasciava libertà alle chiese Uniate (ancora esistenti in Oriente, sono comunità che dopo lo scisma si schierarono con Roma e che ancora oggi hanno regole speciali in virtù del loro essere "ponti ecumenici" verso la chiesa ortodossa, soprattutto nella liturgia e nel celibato) di mantenere i propri usi. L'imperatore era in grave difficoltà con i turchi alle porte, e accettò di buon grado un accordo con il papa. Anche in questo caso però le comunità ortodosse preferirono rifiutare l'accordo con il papa, che non fu ratificato per la defezione di 21 vescovi su 31, in alcuni casi anche di personalità che a Firenze avevano dato il proprio consenso, e nel 1453 la capitale d'Oriente fini conquistata dagli Ottomani.
Solo le chiese Uniate, appunto, lo ratificarono, e da allora soprattutto in Bulgaria, Ungheria e Slovacchia, nonché in Polonia e in Africa (comunità siro-copta) ci sono chiese formalmente in comunione con Roma ma con riti e usanze apposite, definite da atti appositi (l'ultimo è il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali promulgato da Giovanni Paolo II nel 1990 e che è un esempio illuminante di cosa sia veramente l'ecumenismo e che consiglio di leggere a dimostrazione di cosa possa fare una chiesa aperta ai fratelli).


Paolo VI e Atenagora I - Di ignoto - Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=104071

Per quanto riguarda il discorso ecumenico, appunto, le chiese ad oggi sono molto vicine, pur mantenendo lo status di separate. Il percorso non è ancora finito. Iniziò con Paolo VI e Atenagora I, che si incontrarono a Gerusalemme nel 1964 e che produssero una Dichiarazione comune nel 1965 ai margini del Concilio Vaticano II. E' continuato di recente con la restituzione nel 2004 delle reliquie di S. Giovanni Crisostomo e di S. Gregorio Nazianzeno, santi per entrambe le chiese, che erano state sottratte da Costantinopoli (nel primo caso durante le crociate, nel secondo forse trasferite a Roma da alcuni monaci bizantini e mai più rimpatriate).
I patriarchi d'Oriente hanno partecipato alle esequie di Giovanni Paolo II nel 2005. E' stata la prima volta dopo 950 anni.
Nel 2006 Benedetto XVI ha rinnovato una dichiarazione congiunta con il patriarca Bartolomeo I in cui dichiarano di lavorare per l'unione delle chiese, per la quale però sembra ancora necessario coinvolgere le comunità, specie in quelle aree di confine in cui ancora oggi dopo un millennio cattolici, uniati e ortodossi cercano di convivere e purtroppo non sempre vanno d'accordo.

Link correlati:

.- A questo link trovate la pagina del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani in cui si fa il quadro della situazione attuale. E'uno degli argomenti in cui la chiesa cattolica è moderna e forse anche all'avanguardia. Ma per dare voce anche ai fratelli ortodossi, è possibile leggere anche il loro punto di vista a questo link, che però è in inglese, ed è a cura dell'arcidiocesi greco-ortodossa d'America.

- Qui trovate la Dichiarazione comune di Paolo VI e Atenagora del 1965. Breve e intensa, esprime il dolore di entrambi per le parole e i gesti di inimicizia intercorsi tra le due chiese. Rimane una pietra miliare della storia del cristianesimo.

- Se qualcuno ha coraggio e vuole affrontare la questione del Filioque, qui trovate un riassunto delle controversie attorno a questo concetto teologico. Per chi si interessa di teologia, filosofia antica ed ecumenismo ritengo sia un concetto degno da approfondire.








Commenti

Post popolari in questo blog

L'affaire Dreyfus, il "J'accuse" e la nascita dell'intellettuale moderno

L'Operazione Ataman in Friuli e lo sterminio dei cosacchi

Lo scandalo Watergate

Etichette

Mostra di più

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *