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La seduta alla Camera del 23 novembre 1893 Unknown author - Illustrazione italiana, 1893-1894, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=62279116 |
Lo scandalo della Banca Romana fu un caso politico, economico e giudiziario che investì il neonato Regno d'italia tra il 1892 e il 1894, con varie conseguenze, di cui una importante ancora oggi: la nascita della Banca d'Italia e della vigilanza sugli istituti di credito.
Essendo una vicenda abbastanza ricca di nomi, date e avvenimenti, cercheremo di affrontarla nel modo più chiaro e lineare possibile.
Iniziamo dalla Banca Romana e dalla situazione preesistente.
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Banconota della Banca dello Stato Pontificio - sconosciuto, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=154731074 |
Antefatto
La Banca Romana fu fondata il 12 luglio del 1825 nello Stato Pontificio e si chiamava Cassa di Sconto. Aveva la possibilità di stampare cartamoneta. Fu liquidata solo cinque anni dopo, e al suo posto a Parigi nacque la Banca Romana il 5 maggio del 1834, poi operativa dal 5 dicembre successivo. Anch'essa aveva autorizzazione a stampare cartamoneta, cosa che oggi fa solo la banca centrale... mentre allora le banche centrali non esistevano e solo alcuni istituti avevano autorizzazione statale a stampare denaro.
La Banca iniziò ad avere difficoltà con i moti del 1848 e la nascita della Repubblica Romana, che ne confiscó probabilmente la riserva aurea, obbligando nello stesso tempo l'istituto a fornire denaro per la città di Roma.
Alla fine della Repubblica papa Pio IX dovette riordinare la situazione economica dello Stato Pontificio e riorganizzò la Banca, chiamandola Banca dello Stato Pontificio e aprendo due filiali a Bologna e Ancona. La filiale di Ancona in seguito diventò una banca separata nel 1855. Quindi lo Stato Pontificio si trovò ad avere due istituti entrambi autorizzati a stampare moneta.
Nel 1861, dopo l'Unità d'Italia, ogni regione aveva le sue banche preesistenti e addirittura al'inizio monete diverse. Esistevano quindi in tutto lo stato italiano circa 800 istituti bancari regionali di cui solo 7 autorizzati alla stampa di moneta. Queste banche, potendo stampare senza legare il valore degli scambi alla riserva aurea, gestivano anche lo sconto delle cambiali, cioè una sorta di cessione del credito ante litteram: la banca che poteva stampare anticipava i soldi al creditore e poi riscuoteva la cambiale dal debitore. Le altre banche minori potevano gestire solo operazioni base, che facevano circolare solo una quantità di denaro limitata che doveva essere coperta dalla riserva aurea presente nelle loro casse. L'Italia era un paese povero con poca industria e poca necessità di credito, quindi il sistema andava bene così per il momento.
Fu Cavour a proporre per primo una sorta di Banca Centrale ma non riuscì ad imporsi, così la vigilanza sulle banche italiane restò compito della politica.
La banca più grande era ovviamente quella dell'ex Regno di Sardegna, a guida dei Savoia, che si chiamava Banca Nazionale del Regno d'Italia. Finanziava la politica, lo Stato e le poche industrie del Nord ed era legata politicamente alla Destra Storica. Era la Banca principale e le sue banconote erano accettate ovunque.
Esistevano altre 5 banche che potevano emettere nuovo denaro: Banca Nazionale Toscana, Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia, Banco di Napoli, Banco di Sicilia e Banca Romana, appunto, che è divenuta nel 1871, con la presa di Roma, da banca dello Stato Pontificio, una banca italiana a tutti gli effetti, riprendendo il vecchio nome del 1834. Gli interessi della Banca Romana erano più rivolti alla città di Roma e a una parte del Sud Italia ed era legata alla Sinistra Storica.
Nel 1874 il governo Minghetti crea un Consorzio Obbligatorio degli Istituti di Emissione che le raduna e cerca di uniformarle e sorvegliarle.
E in questa situazione si arriva al 1889. È al governo la Sinistra Storica con Francesco Crispi. All'opposizione la Destra Storica e la Sinistra radicale. Non essendoci una vigilanza vera e propria, in tutte le banche italiane sono diffuse irregolarità, ma di poca rilevanza.
Molti dei protagonisti della successiva vicenda erano anche patrioti risorgimentali, il che in seguito aggravò la crisi di fiducia dell'opinione pubblica.
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Il processo della Banca Romana By Unknown author - La Tribuna illustrata, n. 19, 6 maggio 1894, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=62181302 |
L'ispezione alle banche
Tutto nacque da un "regolamento di conti" interno alla Sinistra Storica, che era al governo, sulle nomine al Banco di Napoli.
Giovanni Nicotera, patriota e politico, intendeva far dimettere il direttore in carica, Girolamo Giusso, senatore e futuro ministro, con cui pare avesse molti contrasti. Per mandarlo via senza esasperare la sinistra radicale, che coglieva ogni occasione per scagliarsi contro il monopolio di fatto della Banca dei Savoia, il ministro dell'industria Luigi Miceli organizzò una ispezione su ordine di Crispi, ispezione che doveva coinvolgere tutte e sei le banche con il potere di stampa delle banconote. A quel punto si sarebbe potuto cacciare Giusso in seguito a qualche irregolarità.
Di questa ispezione vennero incaricati due esperti, a cui si aggiunse poi un terzo. Si tratta di Giuseppe Giacomo Alvisi, senatore e presidente della Corte dei Conti, uomo noto per la sua onestà e il suo senso di giustizia; e di Antonio Monzilli, che era uno dei capi del settore credito del Ministero e quindi in conflitto di interessi. Di fronte alle proteste di Alvisi per questa nomina inopportuna, Monzilli venne retrocesso e ad Alvisi fu affiancato, su richiesta di Giolitti, Gustavo Biagini, un funzionario del Ministero del Tesoro.
Alvisi e Biagini non sapevano il vero motivo dell'ispezione e al Banco di Napoli trovarono irregolarità lievi, come nel resto delle banche. Giusso rimase al suo posto, ma emersero piuttosto grossi problemi alla Banca Romana. Problemi che due persone come Alvisi e Biagini non potevano tacere.
Le banconote doppie
Piccola premessa: per capire le cifre enormi di cui si parla, possiamo tenere presente che un milione di lire dell'epoca equivalgono più o meno a quattro milioni di euro odierni.
Alvisi e Biagini trovarono alla Banca Romana una infinità di prestiti forniti senza garanzie a molte persone e aziende in vista, denaro che sarebbe servito per il boom edilizio della città di Roma. Il debito pareva ammontare a 10 milioni di lire (circa 40 milioni di euro).
Ma la cosa sospetta fu il ritrovamento di circa 25 milioni di lire in eccesso (100 milioni di euro)! Di cui 9 milioni (36 milioni di euro) in banconote da 50, 200 e 1000 lire stampate con lo stesso numero di serie. Stampate regolarmente, con le firme del cassiere e del governatore, ma con il numero di serie doppio. Quindi vere, ma false.
Alvisi mise a conoscenza il ministro Miceli, che però cercò di bloccarne la relazione; alla fine fu costretto a interpellare il governatore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, il quale si giustificò dicendo che i debiti sarebbero stati ripianati al più presto e affermò che le banconote doppie erano state fatte stampare da una ditta apposita a Londra per sostituire proprio quei numeri di serie, che erano usurati. Un errore in buona fede, insomma.
Una seconda ispezione accertò invece l'esistenza del debito senza garanzia e il conseguente tentativo di recuperarlo con metodi truffaldini: 4 milioni effettivamente erano stati presi in prestito da altre banche per coprire una parte del buco di bilancio, ma le doppie banconote erano state firmate e messe in circolo da governatore e cassiere nel tentativo di coprire gli ammanchi. Inoltre nella seconda ispezione si scoprirono anche 6 milioni di lire di conti correnti falsi e cambiali rinnovate continuamente senza scadenza.
A questo punto le prime voci cominciano a diffondersi in Parlamento. Ma il Monzilli, il terzo della commissione ispettiva, che era stato retrocesso per evidente conflitto di interessi, fornì una relazione falsata, che fu acquisita dal governo e usata al posto della relazione Alvisi-Biagini che al contrario denunciava .
Lo scandalo diventa pubblico
Alvisi era malato e sapeva che gli restava poco da vivere. Affidò la sua relazione e tutto il materiale al deputato giolittiano Leone Wollemborg, che a sua volta coinvolse il direttore del Giornale degli Economisti, Maffeo Pantaleoni. Pantaleoni il 10 dicembre 1892 informò il deputato repubblicano Napoleone Colajanni, il quale intervenne in Parlamento denunciando gli ammanchi e accusando il governo, anzi: dalle carte sembrava che fossero ben tre i Presidenti del Consiglio implicati: Depretis, Crispi e Giolitti, tutti della Sinistra Storica.
Il giorno dopo l'intervento di Colajanni tutti i giornali avevano la notizia in prima pagina.
Emerse anche che Tanlongo sarebbe dovuto diventare senatore su richiesta di Giolitti, ma il Re non aveva ancora firmato la nomina e quindi decisero di non concedergli l'immunità.
Il 30 dicembre un decreto reale urgente istituì una inchiesta parlamentare con a capo il senatore Gaspare Finali, ex Corte dei Conti ed ex direttore al Ministero delle Finanze. Alla Banca Romana prende posto l'avvocato e deputato Enrico Martuscelli, il quale richiama il tecnico Biagini da una specie di esilio punitivo a Forlì. La commissione di inchiesta cercò quindi di capire quali fossero le reali implicazioni politiche, senza grande successo.
Il governatore Tanlongo, il cassiere Lazzaroni e il capo censore Torlonia (nome rilevante della Roma di allora) vennero arrestati il 19 gennaio 1893, e anche Monzilli viene incarcerato per complicità e depistaggio. Tanlongo iniziò a collaborar, affermandonxhe aveva agito per aiutare amici, colleghi e politici e mai per arricchirsi (e in effetti non ebbe mai nessun vantaggio economico personale). Nelle perquisizioni successive uscirono fuori un numero impressionante di carte, di nomi, di depistaggi e anche casi di morti sospette che resero estremamente complicato il processo, che fu chiuso alla fine con assoluzione generale di tutti gli imputati per insufficienza di prove, anche se la sentenza stabilì che erano stati commessi sicuramente reati. Nei prossimi capoversi analizzeremo le vicende più famose collegate al processo.
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By Corriere della Sera - Corriere della Sera, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=148273480 |
La sparizione dei documenti
Un poliziotto, Ferdinando Montalto, aveva trovato a casa degli imputati molte carte con firme e nomi di politici. Fu invitato dal suo capo ad andarsene a casa a fine turno e il giorno dopo i sacchi di documenti che lui aveva raccolto erano spariti. Montalto fu minacciato ma coraggiosamente testimoniò lo stesso al processo, inutilmente perché le carte non furono mai ritrovate. Egli fu trasferito subito dopo in Sardegna. Il suo superiore, tale Felzani, fu invece promosso questore.
Il caso Fazzari
Achille Fazzari era un ex militare, poi politico e imprenditore. Fu l'unico a esprimere pubblicamente solidarietà a Tanlongo. Venne così indagato e accusato di presunti finanziamenti illeciti a figure politiche di spicco. Riuscì però a uscirne pulito avendo giustificato in modo credibile tutte le spese sostenute.
Il delitto Notarbartolo
Emanuele Notarbartolo di San Giovanni era un nobile siciliano, ex sindaco di Palermo e dal 1876 direttore del Banco di Sicilia. La banca era stata gestita molto liberamente ed egli cercò di apportare molti cambiamenti guadagnandosi molto risentimento. Nel 1881 fu rapito e liberato solo in seguito al pagamento di un riscatto. Il 1 febbraio 1893 era in viaggio su un treno e in una galleria fu aggredito a coltellate probabilmente da due uomini che gettarono il cadavere giù dal treno; fu ritrovato vicino ai binari. Per questo delitto irrisolto si parlò di mafia; ma Notarbartolo era anche amico del deputato Colajanni, il repubblicano che aveva fatto scoppiare il caso in parlamento, e doveva essere interrogato dal giudice del processo Banca Romana.
Il coinvolgimento del re...?
Umberto I fu accusato di aver trasferito all'estero somme molto grandi avute dalla Banca Romana, che sarebbero state usate per mantenere le sue numerose amanti. Le voci però restarono solo voci, non c'erano prove e il re non finì mai sotto accusa. Effettivamente il re poteva benissimo attingere alla Banca Nazionale del Regno d'Italia... non sarebbe stato direttamente collegato alla Banca Romana come invece lo erano molti parlamentari.
Il caso Rocco De Zerbi
C'erano forti sospetti che il denaro della Banca Romana fosse stato usato anche per pagare dei giornalisti. In particolare Rocco De Zerbi, famoso ex garibaldino poi spostatosi verso la Destra, fondatore del giornale Il Piccolo, fu accusato di corruzione per aver accettato denaro dalla Banca Romana. Morì improvvisamente 20 giorni dopo Notarbartolo, il 20 febbraio 1893, poco tempo prima di essere interrogato. Ufficialmente la morte fu dovuta ad infarto, ma molti membri dell'opposizione parlarono di sospetto avvelenamento da arsenico.
Il plico Giolitti
La questione della Banca Romana fece esplodere anche le tensioni politiche e personali tra Crispi e Giolitti. Giovanni Giolitti era infatti succeduto a Crispi nel 1893 come primo ministro, e il 15 dicembre fu costretto dallo scandalo a dimettersi e a far tornare Crispi al governo.
Il figlio del maggiordomo di Crispi tentò una sorta di ricatto: suo padre era morto lasciandogli lettere compromettenti perché era stato l'amante della moglie di Crispi. Sarebbe stato disponibile a tacere in cambio di un posto di lavoro. Le lettere furono consegnate a Crispi però solo in parte. Alcune furono vendute segretamente e arrivarono in mano a Giolitti, il quale le fece sigillare e le consegnò al presidente della Camera nel 1894. Furono nominati 5 parlamentari che avrebbero dovuto leggere e riferire, ma solo 3 ore dopo il re sciolse le camere, e quando il Parlamento nuovo entrò in carica nel 1895 il plico Giolitti non lo ricordava più nessuno. Francesco Crispi però denunciò Giolitti per violazione del segreto epistolare e diffamazione, e quest'ultimo dovette fuggire all'estero. Tornò e riprese la carriera politica solo dopo 10 anni.
Conseguenze
La conseguenza principale dello scandalo fu, dopo ben 15 volte in cui la proposta di legge era stata respinta, la creazione della Banca d'Italia, già auspicata invano da Cavour. Era il 10 agosto 1893. All'inizio non viene fornita di molti poteri e condivide con altre due banche (Banco di Napoli e Banco di Sicilia) l'emissione di moneta. Solo nel 1926, dopo molti altri problemi, fu deciso di darle anche compiti di vigilanza sulle altre banche, di nominarne il governatore, affidandole in esclusiva la monetazione e la riserva aurea dello stato. Certo ancora oggi le truffe finanziarie sono possibili, ma ci sono o specifici organi di garanzia (penso alla Consob per le borse) che dovrebbero tutelare tutti e non solo chi è già influente e ricco. Perché la Banca Romana avrebbe come.spesso.succedw fatto ricadere il peso.dell'accaduto sui piccoli risparmiatori tutelando invece i grandi investitori.
Politicamente lo scandalo causò il crollo della Sinistra Storica. L'unica forza a uscirne totalmente pulita fu la sinistra radicale.
L'opinione pubblica fu fortemente delusa dalla classe politica post Risorgimento e questa crisi portò anche a una perdita di fiducia nel parlamentarismo. Non a caso decenni dopo sarà Mussolini a rimestare i torbidi giolittiani per guadagnare consensi in chiave antidemocratica. Questo scandalo che per l'epoca fu enorme avrà conseguenze anche nel secolo successivo.
Link correlati:
- Ho trovato sullo scandalo della Banca Romana un video chiaro, non troppo lungo e pure in stile ottocentesco sul canale youtube Ottocento: semplice e d'effetto!
- Anche Carlo Lucarelli nel suo podcast Deegiallo ha affrontato in una breve puntata il delitto Notarbartolo collegandolo alla Banca Romana.
- Un testo piuttosto recente che analizza l'argomento dal punto di vista storico è scritto da Clotilde Bertoni, edito da Il Mulino e si chiama Romanzo di uno scandalo. La Banca Romana tra finzione e realtà
- Sul sito della Camera sono presenti i pdf degli Atti inchiesta parlamentare . Sono un po' difficili da leggere perché hanno una certa età e sono scritti a mano in bella grafia, ma sono affascinanti.
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